
Il piano Transizione 5.0 può essere una grande occasione per le imprese italiane: avere a disposizione un plafond di 6,3 miliardi per continuare il processo avviato con Industria 4.0 è un'occasione da non perdere.
Questo il messaggio emerso dal webinar organizzato giovedì 25 luglio su nuove frontiere, sfide e opportunità dell'Industria 5.0 verso un’economia più innovativa e umanocentrica. A discutere di questi temi insieme a Gianni Dal Pozzo, un ospite d’eccezione: Marco Belardi, consulente del MIMIT dal 2017 sul Piano Industria/Impresa/Transizione 4.0 e 5.0.
Nel corso dell’evento online, si sono discussi temi fondamentali legati all'Industria 5.0 e al nuovo Decreto Attuativo, di prossima pubblicazione. Un primo punto affrontato è la complementarità del piano Transizione 5.0 con il piano Industria 4.0: i beni finanziabili materiali sono esattamente gli stessi beni di industria 4.0, l'elemento aggiuntivo è la spinta verso la Twin Transition che riguarda le energie rinnovabili e il fatto di poter consumare meno energia.
Altro nodo emerso dal webinar è quello delle tempistiche molto strette: «La deadline è segnata al 31 dicembre 2025. È forse l'elemento più critico di questo piano – ha affermato Marco Belardi, consulente MIMIT –. Anche se il Decreto Attuativo definisce la retroattività delle risorse a partire dal 1° gennaio 2024 sull’intero biennio 24-25, quindi bisogna dimostrare che i progetti di innovazione sono stati avviati dopo quella data e completati entro il 31/12/2025 attraverso la presentazione del primo impegno giuridicamente vincolante. Il consiglio è quello di controllare che non sia contestabile la data di effettuazione, che non deve cadere oltre il 31/12/2025, e di affidarsi a consulenti specializzati.».
Belardi ha poi approfondito gli aspetti tecnici e burocratici legati agli incentivi per gli impianti di produzione di energia rinnovabile, sottolineando l'importanza di una pianificazione accurata degli investimenti e considerando fattori come la scelta della tecnologia, il dimensionamento dell'impianto e la conformità alle normative. «Ci sono degli aspetti problematici: per esempio, è complesso dimostrare che un nuovo impianto, come una pressa, abbia effettivamente portato a una riduzione del consumo energetico del 15%.» ha sottolineato.
Il Decreto Attuativo, per esempio, proprio in questi giorni è stato oggetto di una parziale ripresa nelle negoziazioni della Commissione Europea per cercare di rivedere i limiti imposti attraverso l'articolo 5, che tratta dei progetti non ammissibili. «In particolare, in riferimento al principio di non recare danni significativi all’ambiente, vengono tagliate fuori circa 1.200 aziende, salvo eccezioni, in cui sarà difficile ricadere – continua Berardi -. Sto parlando di soggetti, come le aziende energivore, che probabilmente avrebbero avuto margini di efficientamento di riduzione delle emissioni superiori a quelli di quelli che invece restano ammessi».
Affrontato anche il tema della centralità delle persone, cruciale per la Transizione 5.0. «Bisogna avere visione e capire che siamo in un nuovo mondo, che premierà sempre di più imprese passionevoli, che non pensano più solo al profitto, ma hanno una visione rivolta anche alle persone e al pianeta, a prescindere dal piano e dai finanziamenti – ha dichiarato Gianni Dal Pozzo, amministratore delegato Considi –. Questo percorso va intrapreso con un ecosistema di professionisti che riescono a mettere insieme tutti questi ingredienti». E prosegue: «Ci vorranno almeno 10 anni perché il comparto industriale italiano possa effettivamente dichiararsi pienamente 5.0. Ma le imprese hanno voglia di affrontare questa sfida».
Guarda la registrazione completa dell'evento:

Powered by Premiata Fonderia Creativa & Performarsi.