
Il Convivio di Milano, 21 febbraio 2025 - Viviamo in un'epoca segnata da trasformazioni profonde e continue, che hanno modificato in modo sensibile la nostra capacità di leggere in questi contesti tumultuosi trend di sviluppo, di equilibrio e continuità.
In questo scenario, parlare di "noi" significa andare controcorrente. La sfida che abbiamo davanti non è solo economica o tecnologica, ma è soprattutto culturale: dobbiamo ricostruire una società che non si limiti ad essere iper-produttiva, ma che sia anche resiliente, umana ed inclusiva.
Se ci fermiamo a riflettere guardando dall'alto e con un po' di distacco l'evoluzione del pensiero e dei modelli degli ultimi 40/50 anni possiamo riconoscere che negli anni Ottanta e Novanta si affermava il "Modello Dioniso": il mantra dominante era "Io ho". Il tema centrale del "Modello Dioniso" era lavorare tanto, andare al massimo, consumare, ostentare, ovvero l'idea che nella festa c'era il benessere della persona.
Poi arriva il 2001, e con esso il cambio di paradigma. L'11 settembre segna una cesura netta nella storia contemporanea, seguita dalla grande crisi finanziaria del 2008-2010, così che la responsabilità si risveglia.
La società prende coscienza che il mondo non è a risorse illimitate, ma un sistema interconnesso in cui le azioni di ognuno hanno un impatto collettivo. Si diffonde così una maggiore attenzione al senso di comprensione degli altri e alla necessità di costruire connessioni e relazioni più solide.
L'avidità e l'ostentazione non funzionano più, quello che conta è il fidarsi solo di sé stessi. L'etica e l'attenzione sull'io fanno solo parte di quello che possiamo chiamare il "Modello Narciso". Questo modello cresce e si sviluppa in chiave moderna di pari passo con la diffusione dei social media, e si passa dal "Io Ho" al "Io Sono" e questo è ciò che succede nel primo ventennio.
Si comincia a parlare del personal branding, della costruzione della propria identità, dell'importanza di avere una voce e un ruolo riconoscibile nella società, soprattutto attraverso l'iperconnessione digitale che esaspera l'individualismo, alimentando la ricerca costante del like e del successo personale.
Poi arriva il Covid, che fa riflettere e riscoprire alcuni valori che si erano persi e l'individualismo esasperato diventa non più sostenibile, ecco che nel 2023, fa capolino una nuova consapevolezza, il "Modello Glauco", che genera una nuova tendenza "Io Siamo", è la riconoscibilità di appartenere alla stessa specie, ad un gruppo, all'umanità, come Glauco e Diomede, che si rifiutano di duellare perché si riconoscono figli della "Stirpe degli Uomini", che supera la semplice appartenenza a una comunità e sposta l'attenzione sulla creazione di un valore collettivo più ampio e che punta al bene comune, della società.
Questo modello è ancora agli albori.
La pandemia ha dimostrato che nessuno può affrontare la crisi da solo, e che solo attraverso una risposta collettiva possiamo affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dal cambiamento climatico alla digitalizzazione, dalla sostenibilità alla gestione delle risorse.
Oggi il vero rischio o la novità è che sta emergendo in modo evidente un nuovo "Noi Siamo" identitario che esclude gran parte degli altri e ci riconfina ad una visione sempre più ristretta e autocratica, su cui anche organizzazioni sovranazionali perdono consistenza e qualsiasi possibilità di esistere.
Discorso di Fabio Capellozza Tratto dall'intervento durante il Ventennale Considi:
Arti-facts from the future
Prof. Alessandro Cinquegrani, Docente Ordinario Letteratura italiana
contemporanea [LICO-01/A], Università Ca' Foscari Venezia
Prof. Carlo Bagnoli, Professiore ordinario di Economia Aziendale,
Università Ca' Foscari Venezia
Dott. Federico Rigamonti, Research Grant Holder,
Università Ca' Foscari Venezia



Powered by Premiata Fonderia Creativa & Performarsi.