
“Non siamo preparati a controllare l’artificial general intelligence (Agi). Se fosse ad un passo – come le notizie odierne dicono – bisogna averne paura. L’AI act europeo (la normativa europea sull’intelligenza artificiale, ndr) sia il primo passo di quel controllo che dobbiamo mettere in atto il prima possibile”. È l’auspicio espresso questa mattina da Marco Landi, già ceo di Apple e presidente dell’Istituto Institut EuropIA , nella prima giornata del Festival della Dottrina sociale della Chiesa.
Secondo il presidente dell’Istituto EuropIA sarebbe opportuno “aiutare le aziende a cominciare ad utilizzare l’intelligenza artificiale”.
“Se non è a beneficio dell’uomo meglio abbandonare l’intelligenza artificiale”, ha ammonito Landi. Parole a cui ha fatto eco Gianni DAL POZZO , presidente di CONSIDI SPA (Società Benefit) , che riferendosi alla “Società 5.0” nata in Giappone ha rilevato come “il punto è proprio questo: le tecnologie devono essere al servizio dell’uomo e non viceversa”. Inoltre, “le tecnologie devono far star meglio l’uomo sul pianeta Terra”. Per questo “al tema del profitto bisogna aggiungere altre due ‘P’: persona e pianeta”. Di fronte alle nuove sfide che stiamo vivendo – come la concentrazione di ricchezza – le imprese non possono più pensare ad essere società estrattive ma rigenerative”, ha espresso Dal Pozzo.
Facendo poi riferimento allo studio “AI 4 Italy: impatti e prospettive dell’Intelligenza artificiale generativa per l’Italia e il Made in Italy” elaborato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Microsoft Italia e presentato a settembre, il presidente di Considi si è detto convinto che “la nuova produttività è la creatività, si tratta di liberare spazio e tempo per le persone perché siano più creative”. “L’IA – ha concluso – se è usata in modo malevolo rischia di essere peggio della bomba atomica; ma se è usata correttamente può far star meglio l’uomo sul pianeta. Affrontando con positività la questione, questa è una grande opportunità; soprattutto per il nostro Paese, perché altrimenti non avremmo avuto armi per competere a livello globale. Oggi le tecnologie sono democratiche e per questo tutti possono utilizzarle”.






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